AREA 142 / FACADE

settembre/ottobre 2015
Comunicazione, Editoria, Letture critiche, Ricerca

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La Facciata: ruolo e autonomia del fronte

Se con il Rinascimento la fronte di un edificio acquista un‘autonomia ed un‘importanza che travalica il senso della necessità dell‘edificio e con l‘Ottocento ne riassume il carattere, il valore ed ogni significato espressivo in relazione al contesto urbano, tutto, o meglio molto, sembra azzerarsi nelle ipotesi del Moderno dove non esiste più una gerarchia definita tra le parti componenti l‘organismo edilizio. Dopo quasi cento anni di distanza da quelle prime rivoluzionarie formulazioni possiamo affermare con certezza che quelle ipotesi di indifferenza dell‘apparire si scontrano con un‘arte, quella del progetto, che fonda il proprio essere anche nell‘immagine che trasmette, condizionando, o meglio disegnando, la scena urbana. Non tanto perché la contemporaneità sia fondata principalmente su di un sistema di trasmissione e divulgazione della conoscenza incentrata principalmente su aspetti legati proprio al mondo delle immagini – ipotesi postmoderna – ma anche e soprattutto perché in una società globalizzata che tende ad omogeneizzare e standardizzare ogni espressione o azione quotidiana, la ricerca di identità e il senso di appartenenza assumono un ruolo decisivo quali strumenti di riconoscibilità e valorizzazione dell‘architettura e dei luoghi che l‘accolgono. Inoltre la città di oggi, contrariamente alle ipotesi emerse quale risultato del diffondersi di una modernità strumentalizzata dalla speculazione e dalla massificazione edilizia, necessita di riferimenti, di luoghi notevoli, e, anche strumentalmente, di un apparato scenografico che sappia dare all‘abitare quella dignità che l‘appiattimento quantitativo e la ripetizione tendono a dissolvere. Per questa via la facciata di un edificio torna ad esercitare, anche in autonomia rispetto all‘organismo edilizio, quel ruolo fondativo per cui l‘architettura, differentemente dall‘oggetto di design, definisce attraverso se stessa l‘immagine e l‘identità di un luogo, il senso ed il valore di un determinato contesto e quindi della città. E se ancora il tema della strada, della piazza, del monumento, hanno riconquistato quel gradimento del vivere che il moderno gli aveva negato, allora quel sottile diaframma che separa lo spazio privato dai luoghi della collettività, cioè la fronte, assume il ruolo di proiezione della scena individuale nello spazio pubblico valorizzandolo come l‘assieme in cui ogni specificità si sente rappresentata; la città come luogo di incontro di persone, di vita e quindi di architetture.

Marco Casamonti

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