Istanbul è una città che obbliga a prendere posizione. Non permette letture neutre, né interpretazioni rassicuranti.
La sua forma urbana, il suo paesaggio e le sue architetture sono il risultato di una stratificazione continua, in cui storia,
geografia e sviluppo contemporaneo si sovrappongono senza mai trovare un equilibrio definitivo. Come ha scritto
Orhan Pamuk, il destino della città coincide spesso con quello di chi la abita: una condizione che, per chi si occupa
di architettura, diventa una responsabilità diretta.
Questo numero di Area nasce dall’esigenza di guardare a Istanbul non come a un’eccezione, ma come a un caso emblematico. I saggi di Luca Molinari e Luca Orlandi ricostruiscono le radici profonde di una modernità complessa e discontinua, mostrando come le trasformazioni in atto oggi siano il risultato di processi lunghi, spesso irrisolti, che hanno accompagnato la città per oltre un secolo. La crescita accelerata degli ultimi decenni ha amplificato queste tensioni, producendo una metropoli estesa, frammentata, segnata da forti disuguaglianze territoriali e ambientali. A questa lettura si affiancano le interviste agli architetti Emre Arolat e Han Tümertekin, che raccontano Istanbul dall’interno, attraverso l’esperienza diretta del progetto e della vita quotidiana. Le loro riflessioni mettono in evidenza questioni centrali: l’assenza di una pianificazione stabile, il peso delle grandi infrastrutture, la pressione immobiliare, la fragilità del paesaggio naturale e il progressivo allontanamento tra la città e i suoi elementi fondativi: l’acqua, la topografia, lo spazio pubblico. In questo contesto, l’architettura non può limitarsi a produrre immagini o linguaggi riconoscibili. A Istanbul il progetto è chiamato a misurarsi con una realtà complessa, assumendo un ruolo di mediazione tra memoria e trasformazione, tra scala urbana e vita quotidiana. Il riuso dell’esistente, il lavoro sulle infrastrutture, la rigenerazione dei margini diventano strumenti critici prima ancora che operativi. Da anni Area dedica un numero monografico a una città, intesa come osservatorio privilegiato per interrogare il progetto urbano e architettonico nel presente. Istanbul, oggi, rende evidenti molte delle contraddizioni che attraversano le grandi metropoli contemporanee. Non offre modelli da replicare, ma pone domande urgenti. Ed è proprio su questi interrogativi che, come rivista, continuiamo a concentrare il nostro lavoro.
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