Fin dalle prime forme di insediamento umano, il legno ha costituito il materiale fondante di un’architettura istintiva e funzionale, strettamente connessa all’ambiente naturale. La sua disponibilità immediata e la facilità di lavorazione ne hanno fatto il primo strumento attraverso cui l’uomo ha costruito un rapporto abitativo con il territorio.

Questa relazione originaria trova una formulazione teorica nel Settecento con la capanna primitiva descritta da Marc-Antoine Laugier nel suo ”Essai sur l’architecture” (1753). Laugier individua nel semplice riparo costruito con tronchi e rami l’archetipo dell’architettura, fondato su elementi essenziali riconducibili alla struttura lignea.

Nel corso della storia, il legno ha assunto ruoli differenti a seconda dei contesti culturali e tecnologici. Nelle architetture tradizionali dell’Estremo Oriente esso esprime una concezione costruttiva basata sulla modularità, sulla flessibilità e sulla reversibilità dei sistemi strutturali. In Europa, invece, il legno fu protagonista nelle architetture a graticcio e nelle grandi capriate delle cattedrali gotiche.

Un momento chiave nell’evoluzione moderna dell’architettura lignea si colloca nel contesto nord- americano nella prima metà dell’Ottocento, con la nascita e la diffusione del ‘balloon frame‘.

Questo sistema costruttivo si sviluppò negli Stati Uniti intorno agli anni Trenta dell’Ottocento in particolare nell’area di Chicago, città in rapida espansione dopo l’apertura del Canale Erie, il conseguente sviluppo delle reti commerciali interne e con i progetti a firma di George Washington Snow che nel 1832 lo impiegò per la costruzione di un magazzino per alcuni edifici residenziali. La forza costruttiva del ‘balloon frame‘ si basava tutta sull’utilizzo di elementi lignei standardizzati prodotti industrialmente e assemblati in loco.

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, e soprattutto con la Rivoluzione Industriale, il legno iniziò progressivamente a perdere centralità nel dibattito architettonico. La crescente urbanizzazione e i frequenti incendi nelle città storiche portarono a considerare il legno un materiale poco sicuro, favorendo l’impiego di altri ritenuti più resistenti al fuoco. Parallelamente, l’affermarsi dell’industria siderurgica e del cemento armato offrì nuove possibilità strutturali, rispondendo alle esigenze dell’edilizia moderna e contribuendo a marginalizzare l’uso del legno, nonostante esempi come il ‘balloon frame‘ avessero già introdotto logiche di prefabbricazione e standardizzazione.

Nei primi decenni del Novecento, il ferro e il cemento armato divennero i simboli di un progresso tecnologico che consentiva il superamento dei limiti statici fino ad allora conosciuti, favorendo lo sviluppo dell’edilizia in altezza.

Ma a partire dalla seconda metà del Novecento il legno è stato di nuovo oggetto di una profonda rivalutazione. Da materiale prevalentemente decorativo o destinato all’interior design – grazie allo sviluppo del legno lamellare incollato, negli anni Cinquanta e, più recentemente, del CLT (Cross Laminated Timber) a partire dagli anni Novanta – esso ha superato molti dei suoi limiti strutturali tradizionali. In questa nuova fase, il legno recupera anche l’eredità storica del ‘balloon frame‘, reinterpretandone i principi di leggerezza, serialità e razionalizzazione in una forma tecnologicamente avanzata.

Come si nota dalla selezione di architetture contemporanee che abbiamo scelto per questa pubblicazione, il legno torna al centro del progetto architettonico come materiale rinnovabile e a basso impatto ambientale, capace di coniugare sostenibilità, innovazione tecnologica ed espressività formale. L’architettura contemporanea recupera in questo modo, in una forma consapevole e avanzata, l’intuizione di Laugier: costruire a partire da principi essenziali, nei quali il legno si conferma fondamento di un’architettura responsabile, radicata nella storia e orientata al futuro.

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