Acqua e architettura
Nel libro VIII del “De Architectura“, Vitruvio attribuisce all’acqua una duplice valenza: da un lato, quella funzionale, in quanto infrastruttura capace di alimentare il territorio e la città; dall’altro, quella poetica e filosofica, come elemento evocativo di un intimo equilibrio tra artificio e natura.
E, andando ancora più indietro, nel “Fedro“ di Platone l’acqua fa da sfondo al dialogo tra il filosofo e il giovane Fedro. Non è un caso, del resto, che le prime architetture – quelle sacre – sorgessero proprio nel ‘locus amoenus‘, là dove l’elemento purificante dell’acqua sgorgava dalla terra.
L’acqua partecipa così all’organismo architettonico come una vera e propria materia strutturale, capace di plasmarne la funzione e di superare la difficile dicotomia tra elemento naturale ed elemento artificiale.
Questo appare evidente osservando l’opera di alcuni maestri del passato che hanno fatto dell’acqua, intesa come materia fluida, un tratto distintivo della propria architettura. Pensiamo ai progetti di Carlo Scarpa, Luis Barragán e Louis Kahn, nei quali l’acqua modifica la configurazione complessiva dell’opera, trasformandola in una sorta di “architettura vivente”, capace di mutare la propria percezione sensoriale attraverso le diverse rifrazioni della luce e i suoni che essa genera.
Ma guardando anche al contemporaneo molti sono i progetti che trovano la loro poetica proprio attraverso l’acqua: pensiamo a Peter Zumthor con le Terme di Vals (1996) o a Kengo Kuma con il progetto della Guest House (1995) che si affaccia sull’Oceano Pacifico. Ma questo elemento multiforme, poetico e purificante non si manifesta sempre in un rapporto idilliaco, soprattutto nei confronti del costruito. L’acqua può infatti assumere la sua forma più brutale e ingovernabile, rivelando una forza capace di mettere in discussione l’equilibrio stesso tra natura e artificio. Lo abbiamo visto nei recenti disastri ambientali legati alla complessa e drammatica problematica del cambiamento climatico, che sta modificando – inesorabilmente – il nostro vivere quotidiano e, con esso, il rapporto tra il naturale e il costruito.
Con Area abbiamo affrontato a più riprese il tema dell’acqua in architettura (Area 188 maggio-giugno 2023, Area 154 + aprile 2018) e abbiamo compreso come la relazione con il progetto si giochi soprattutto sulla capacità che essa ha di perdere la propria trasparenza a contatto con la materia e, al tempo stesso, di assorbire e riflettere l’immagine dell’architettura: il principio del ‘doppio‘, tanto caro a Robert Venturi.
In questo numero abbiamo voluto approfondire la capacità dell’acqua di creare una connessione profonda tra la materia e la sua percezione, mostrando come questi due elementi siano indissolubilmente legati in un rapporto duale, nel quale diventa difficile distinguere dove finisca l’uno e abbia inizio l’altro.
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