Da sempre il design degli interni di ogni imbarcazione è stato concepito come una naturale espressione della migliore ingegneria navale: uno spazio subordinato alla tecnica, alla necessità della navigazione, alla compattezza delle strutture e alla logica della massima efficienza e adattamento dell’abitare allo spazio disponibile. Le imbarcazioni, anche da diporto, per tutto il corso del Novecento, soprattutto quelle derivate dal linguaggio marittimo militare o commerciale, erano caratterizzate da passaggi stretti, scale ripide, soffitti bassi e una distribuzione rigidamente funzionale.
L’abitare in mare implicava una forma di adattamento fisico e psicologico: era il corpo umano a doversi conformare alla struttura della barca, e non il contrario, con una prossemica completamente alterata tra la vita a terra e la vita in mare.
Oggi questa relazione si è progressivamente invertita ponendo al centro delle speculazioni conoscitive l’abitare e il comfort. Pertanto il progetto contemporaneo degli interni nautici tende sempre più a trasferire nello yacht le qualità spaziali, emotive e sensoriali proprie dello spazio domestico. In generale l’interno di uno yacht non viene oggi percepito soltanto come una sorta di “macchina per navigare”, ma come luogo dell’abitare temporaneo, del benessere e della continuità, in mare, della vita quotidiana connessa con il relax e l’idea di vacanza.
Si tratta quindi di un cambiamento culturale prima ancora che formale. Negli interni si cercano fluidità, luce naturale, continuità visiva e comfort ergonomico. Le scale si allargano e si addolciscono; i dislivelli si riducono; le cabine assumono proporzioni sempre più vicine a quelle dell’hotellerie di lusso e dell’architettura residenziale. La ricerca non riguarda solo il lusso, ma soprattutto la qualità dello spazio.
Storicamente, un momento decisivo in questa trasformazione può essere individuato negli anni Ottanta e Novanta, quando il design italiano iniziò a contaminare il settore nautico con linguaggi provenienti dall’architettura d’interni e dal furniture design. Cantieri come Wally, Sanlorenzo o Perini Navi hanno introdotto una nuova idea di yacht: meno “nautica” nel senso tradizionale del termine ma più vicina all’estetica della casa e dell’abitare contemporaneo. Lo spazio della “coperta” da luogo di lavoro si è trasformato sempre più spesso in una terrazza sul mare; gli interni accolgono la luce attraverso grandi superfici vetrate abbandonando l’estetica minuta dell’oblò; materiali come rovere, pietra naturale, lino e pelle hanno sostituito progressivamente il mogano lucido e le boiserie pesanti della tradizione navale.
In questo processo, il riferimento all’architettura domestica è diventato sempre più esplicito. Molti designer lavorano oggi sugli yacht con gli stessi criteri adottati per una villa o un hotel: attenzione alla sequenza degli spazi, alla percezione della luce, all’acustica, alla tattilità dei materiali e al rapporto tra interno ed esterno. Il mare non viene più vissuto come condizione estrema da dominare, ma come paesaggio da abitare.
Anche la tecnologia ha contribuito a questa evoluzione. La miniaturizzazione degli impianti, i sistemi di stabilizzazione e le nuove tecniche costruttive consentono una libertà progettuale impensabile fino a pochi decenni fa poiché si è compreso che è possibile progettare ambienti più ampi, continui e confortevoli senza compromettere le prestazioni nautiche.
Il progetto degli interni nautici contemporanei sembra quindi muoversi verso una nuova idea di lusso: non l’ostentazione decorativa, ma la naturalezza dello spazio. Un lusso fatto di semplicità, proporzione, silenzio e comfort. In fondo, il vero cambiamento consiste proprio in questo: la barca non è più un luogo in cui adattarsi a vivere, ma un luogo in cui vivere bene.
Download cover
Download table of contents
Download introduction of Laura Andreini